La storia vista con gli occhi delle Birre Inglesi

Acqua, luppoli, orzo, lieviti e malti: alcuni semplici ingredienti che costituiscono una delle bevande preferite dagli inglesi: la birra. Così come il tè, le ale sono una componente endemica della cultura british, sia in occasione di feste, sia in momenti di relax dopo lunghe giornate di lavoro. Con pub presenti praticamente in ogni strada nelle grandi città e nei piccoli paesini circostanti, ognuno ha il suo locale preferito e sa esattamente cosa desidera quando ne varca le soglie. Ma come è riuscita questa bevanda a fare breccia nel cuore dei cittadini britannici? Come si è arrivati allo sviluppo dei molti stili che rendono uniche le birre inglesi?

Sembra non esserci un'opinione definitiva su quando si è sviluppata l’attività brassicola su questo territorio. Gli archeologi, però, hanno scoperto che ai centurioni e ai soldati romani piaceva molto degustare bevande celtiche; alcuni scritti dell’epoca, inoltre, dimostrano perfino l’acquisto di birra dai mastri birrai locali da parte dei romani. A riprova di questo è risaputo che gli Angli, gli Juti e i Sassoni erano accomunati dall’amore verso le bevande alcoliche, che venivano consumate nella “mead hall” (la sala d’onore in cui era presente anche la residenza del lord), soprattutto per celebrare le vittorie nelle battaglie. Prima dell’introduzione dei luppoli, nel processo produttivo venivano impiegati diversi ingredienti, quali il miele e alcune erbe selvatiche come l’olmaria e l’artemisia comune.

Le condizioni climatiche tipiche di questo territorio rendevano difficoltosa la crescita di uva, ma erano perfette per la coltivazione dell'orzo. Non sorprende, quindi, che la birra divenne la bevanda più richiesta e consumata. In aggiunta, come avvenne in diverse altre culture, la birra era preferita all’acqua in quanto, grazie alla sua ebollizione nel processo produttivo, era ritenuta più pulita. Il suo apporto calorico, inoltre, garantiva un maggior sostentamento, soprattutto ai lavoratori.

Fu così che si stabilirono le prime birrerie. Queste, in origine, erano addirittura le stesse abitazioni del mastro birraio. Agli inizi del settimo secolo, il re Ethelbert di Kent mise un limite al numero di birrifici nel suo regno. Qualche anno più tardi, re Edgar definì la grandezza massima dei recipienti da cui potevano essere bevute le birre inglesi.

Qualche secolo dopo arrivò una svolta piuttosto importante: l’introduzione di luppoli provenienti dalle Fiandre e dall’Olanda. Si scoprì che i germogli di questa pianta donavano un gusto piacevolmente amaro alle birre inglesi e aiutavano anche la loro conservazione, mantenendo la loro qualità intatta per un arco temporale più lungo. È proprio con l’introduzione dei luppoli che si iniziarono ad esportare le birre inglesi. Agli inizi del quindicesimo secolo, infatti, intere navi salpavano dai porti britannici cariche di birra. Nel corso del diciottesimo secolo venne sviluppato un altro stile di birra: il Porter. Questo stile nacque nei sobborghi di Londra e fu una vera e propria rivoluzione nel mondo brassicolo dell'epoca. L'invenzione della torrefazione, avvenuta nel secolo successivo, permise di aggiungere malti più scuri, che diedero vita allo stile Stout. Una legge inglese del 1816 pose alcune restrizioni al numero di ingredienti impiegati per la produzione di birra. Questo costrinse i mastri birrai ad “appesantire” le loro creazioni sviluppando birre nuove e più forti. La stout, infatti, è il risultato dell’aumento della quantità di malto nelle porter. Infatti, le prime stout venivano proprio chiamate “stout porter”. Le Ipa (India Pale Ale) furono il risultato della politica coloniale inglese. Per permettere una conservazione ottimale della birra nonostante i lunghi viaggi in nave vennero aggiunti più luppoli al prodotto finito. Nel 1830 il Beerhouse Act permise l’apertura di pub dietro il pagamento di un’esigua tassa. È inutile dire come l'emanazione di questa legge causò un’esplosione di nuovi locali in tutta la Gran Bretagna.

La Rivoluzione Industriale a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo portò ad un ulteriore aumento del numero di birrifici, alcuni dei quali diventarono nel corso degli anni dei veri e propri colossi industriali. Lo scoppio della Prima Guerra mondiale, però, provocò una diminuzione della produzione di birre inglesi. Le nuove tecnologie sviluppate nel dopoguerra permisero una nuova rinascita di tutto il movimento, che incentivò la nascita e la crescita di microbirrifici e homebrewers.

Ecco, quindi, i principali stili di birre inglesi.

Bitter

In seguito all’aumento di popolarità registrato dalle Pale ale, venne coniato il termine “bitter” che stava ad indicare delle birre più luppolate di quelle che venivano comunemente prodotte nel diciottesimo secolo.

IPA (India Pale Ale)

Direttamente dalle colonie inglesi, ecco una birra che ha saputo farsi strada anche nella madrepatria, diventando una delle più famose e prodotte dai mastri birrai. Questo stile è in continua evoluzione e al giorno d’oggi si contano numerosissimi suoi sottostili. Le birre Ipa moderne sono di color dorato-ambrato con sentori erbacei, floreali e fruttati.

Mild/Brown Ale

Il termine “mild” non è stato sempre usato in riferimento ad un particolare stile. Era infatti impiegato come indicatore di “freschezza”. Al giorno d’oggi le Mild Ale possiedono un grado alcolico intorno al 3-4,5%. Originariamente però queste birre inglesi erano più forti (6% ABV). La maggior parte delle mild ales sono di color marrone e possiedono dei sentori maltati. Allo stesso tempo, sono poco luppolate e si distinguono per leggere note di lievito fruttate. Le brown ale inglesi sono simili alle versioni più scure delle Mild. Il gruppo piuttosto vasto delle brown ales viene spesso suddiviso in due categorie. La prima identifica le birre inglesi di questo stile prodotte al Nord e l’altra quelle prodotte al Sud.

Porter/Stout

Sebbene la storia della birra Porter sia alquanto nebulosa, è però certo che questa birra guadagno popolarità agli inizi del 1800. A seguito del fenomeno Porter nacquero anche altri stili come il Baltic Porter e lo Stout Porter. Le Stout, infatti, come affermato in precedenza si sono formate come una sorta di Porter fortificata. Le Baltic Porter, invece, sono sicuramente la variante più forte, caratterizzata da un grado alcolico che si aggira sul 10% di ABV e di gusti caramellati e tostati. Anche le Stout, sviluppatesi poi come un vero e proprio stile, si possono suddividere in sottoinsiemi, tra i quali è sicuramente presente l’Oatmeal Stout.