BIRRA PORTER: STORIA E LEGGENDA DI UNA BIRRA MITOLOGICA

Published : 22/11/2018 11:11:41
Categories : Vita da Birra

Solamente poche birre possiedono più fascino della birra Porter. Dopotutto, questa birra è stata responsabile di alluvioni, ha dato la spinta iniziale alla Rivoluzione Industriale, ha plasmato i principali birrifici londinesi e ha “preso a schiaffi” la sete dei coloni rivoluzionari americani.

Cos’è una birra Porter?

Le reinterpretazioni odierne della Porter sono birre scure maltate e ben luppolate, ma relativamente poco alcoliche (il loro grado alcolico varia dai 3,5-6 gradi). Hanno un carattere complesso, ma allo stesso tempo ben bilanciato. Al gusto spiccano le note predominanti di cioccolato alle quali si affiancano subito sentori di caffè, caramello, frutta a guscio e, a volte, un gusto debole di affumicato. Non ci sono dubbi: questo stile è proprio intrigante. 

Le origini della birra Porter

Come molte storie di birra, le origini esatte della Porter rimangono "torbide", quasi come la birra stessa. In molti fanno risalire la sua invenzione nella Londra del 1700, da parte di un mastro birraio di nome Ralph Harwood, proprietario del Bell Brewhouse, a Shoreditch. Harwood creò una birra che definì "Entire-butt". John Feltman afferma che nei pub del tempo era consuetudine servire birre create direttamente dal proprietario da un mix di altre birre fatte fermentare in botti diverse. Un boccale di birra, quindi, conteneva diversi prodotti; quello che andava per la maggiore, secondo Feltman, era il triplo "thread", realizzato mescolando insieme tre birre diverse. Si ritiene che il "thread" venisse effettuato per diverse ragioni: le prime due sono sicuramente la qualità degli ingredienti e delle tecnologie di produzione disponibili all’epoca. Combinando birre provenienti da diverse fonti, inoltre, i proprietari dei bar riuscivano ad incontrare maggiormente le preferenze dei loro clienti, creando gusti nuovi ed unici sul momento.

Il proprietario del vicino “Blue Last Pub” chiese ad Harwood di pre-mescolare diverse birre al fine di proporre ai suoi clienti il prodotto finito, evitando di effettuare il mix in prima persona. Il problema? Diede ad Harwood soltanto una botte. Harwood, quindi, cercò di riprodurre una miscela che possedesse la stessa complessità e la stessa gamma di sapori presenti nella sua "Entire-butt". Si narra che questa birra diventò famosa tra i facchini che giungevano di tanto in tanto al pub. Da qui il nome Porter, "facchino" in inglese. Questa storia, però, sembra corrisponda più a una leggenda che alla realtà vera e propria. L'unico esponente a parlarne è infatti lo stesso John Feltman. Una storia più vicina alla realtà sembra sia quella proposta da John Tuck, il quale afferma che in origine lo stile Porter fosse nato come una versione invecchiata di una birra scura presente all'epoca e fosse stato creato per contrastare le ale più chiare provenienti dalla campagna londinese.

La birra Porter fu la prima ad essere invecchiata direttamente all'interno del birrificio, in modo tale da essere subito pronta per essere venduta e consumata. Con la Porter, quindi, aumenta la qualità della birra, che diventa molto popolare e richiesta. Prima del 1700, infatti, i mastri birrai vendevano le loro produzioni ai pub, che erano i diretti responsabili del processo di fermentazione. 

Spesso qualche intenditore accenna nei suoi discorsi al sapore misterioso posseduto dalle Porter di fine ‘700. Il gusto della birra dell'epoca era condizionato dalla presenza dei lieviti selvaggi, tra cui i lactobacilli e i Brettanomyces, la cui propagazione era favorita dai lunghi tempi di invecchiamento in botti di legno, dalla temperatura mite e dalle condizioni di umidità presenti. I lactobacilli erano responsabili per la produzione di acido lattico, mentre i Brettanomyces conferivano alla birra dell'epoca un gusto che ricorda quello delle Lambic belga a fermentazione spontanea. Proprio in questi anni, la Porter acquista sempre più popolarità. Dopo poco tempo, diventa molto richiesta anche oltreoceano, soprattutto nelle colonie inglesi sul suolo statunitense. A causa delle tensioni verificatesi nella metà del ‘700, calò la fornitura di Porter londinesi; i birrai americani, quindi, furono costretti a mettersi in gioco e dare il via alle loro produzioni brassicole. Si dice che proprio questa birra fosse quella preferita da George Washington.

Alla fine le diciottesimo secolo la Porter era diventata un vero e proprio business. Si ritiene, infatti, che sia stata la prima birra prodotta in massa, la cui domanda ha fatto registrare un picco nel 1820. Solo i grandi birrifici possedevano lo spazio in cui ospitare le grandi botti in cui far invecchiare la birra Porter. I microbirrifici, purtroppo, riuscivano a mala pena a ritagliarsi una minuscola fetta di mercato e i pub non possedevano gli strumenti per auto-produrla. I grandi birrifici, ormai divenuti delle vere e proprie industrie, avevano il completo controllo dell’offerta. Allo scopo di capitalizzare il più possibile, i birrifici facevano invecchiare la Porter in botti gigantesche, con capacità che si aggiravano intorno ai due milioni di litri (per interderci, quasi quelle di una piscina olimpionica lunga 50 metri). Ma si sa, il troppo storpia e, purtroppo, lo ha provato sulla propria pelle chi nell’ottobre del 1814 si trovava nei pressi della Meux Brewery a Londra. Una di queste colossali botti, infatti, esplose e la birra inondò le vie della zona. Questa “alluvione alcolica” fu responsabile della morte di otto persone e della demolizione di otto case.

Il dominio della birra Porter durò fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando le pale ale e le pilsner diventarono delle vere e proprie beniamine per gli affezionati in giro per l’Europa e la Stout stava attirando l'attenzione di chi desiderava una birra forte e scura. Le restrizioni imposte durante la Prima Guerra Mondiale spinsero ulteriormente al ribasso la produzione di Porter. Negli anni '40, questa birra era in gran parte svanita sul suolo inglese.
Dall'altra parte dell'Atlantico, una manciata di fabbriche di birra presenti nella East Coast degli Stati Uniti producevano ancora Porter. Il merito per la rinascita di questo stile, però, va assegnato ai nuovi microbirrifici artigianali che lo hanno tramandato fino ai giorni nostri. La gamma di colori delle Porter odierne va dal nero rubino al marrone scuro; questa birra possiede tuttora note di cioccolato, caramello o liquirizia.

Ecco alcune delle Porter selezionate per voi da BirraLife

Nuts (Lucky Brews)

La Nuts è una brown porter ben bilanciata caratterizzata da una schiuma beige, fitta e cremosa. Il colore bruno intenso di questa birra anticipa le note di frutta secca, di panificazione, di torrefazione e di speziature erboristiche.

Alice Porter (Brewdog)

L’Alice Porter è una birra caratterizzata da un colore nero intenso. Risulta molto profumata e le note tostate di nocciola e cacao la fanno da padrona. Il finale, amaro e intenso, sprigiona note di liquirizia e tostatura.

Madiba (Lariano)

La Madiba è una birra scura, facile da bere e molto aromatica. Spiccano i sentori di cioccolato e caffè in risultato al processo di tostatura dei malti. Questa birra Porter è un ottimo accompagnamento a piatti a base di carne e risotti. Da non trascurare l’abbinamento con i dolci.

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